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日志


11月2日

Ruspa aspirante pornodivo

 

Ruspa è uno dei nostri tecnici.

Uno svelto.

Uno che è stato capace di far fuori un paio di sci in un negozio di articoli sportivi, per intenderci.

Voglio dire: non è che li puoi nascondere facilmente sotto il maglione, gli sci.

L’altro giorno ha chiesto a Maio se per caso conosceva Schicchi o qualcun altro del giro porno.

Sa di avere i numeri e soprattutto le misure per far carriera in quel settore. Ha promesso il 50% a Maio se gli fa da Manager.

Ha già in mente la sua sigla prima e dopo la copula: l’elicottero.

L’elicottero è il numero che fa a chiunque veda un po’ giù.

In quel caso lui si apre la patta, tira fuori un affare da far venire grandi complessi a tutti noi, lo afferra con una mano alla base e lo fa roteare velocissimo.

Ruspa è uno che dà spettacolo.

Ci tiene al buonumore della gente.

Come quella volta che tre altri tecnici gli hanno detto: <Perché non prendiamo una puttana e facciamo un po’ di mucchio sul camper?>

Figuratevi se lui diceva bao.

E allora trattano con una slava, le spiegano tutto e se la portano via.

Sennonché, al momento buono, i tre mettono marcia indietro: <Io, però, non c’ho voglia>. <In quattro siamo troppi>. <C’è una puzza assassina qui dentro>.

<Non ce n’era una un po’ meglio?>

<Chiediamo se ci fa lo spettacolino lei?>

<Per me possiamo pagarla e lasciarla andare?>

Ruspa ha fermato tutto, ha detto ai ragazzi di sedersi e respirar profondo.

Poi ha guardato lei e le ha fatto capire che toccava a loro due.

Per un paio d’ore il camper è stato shakerato, con tanto di ripasso di repertorio completo, e si dice che fuori arrivassero le urla autocaricanti del nostro e le gridoline piuttosto divertite della morettina.

Si è meritato quasi tre minuti di applausi e richieste di bis.

Mica balle.

Una volta col Tondo ha avuto un problema.

Il Tondo è il suo compagno di viaggi a Troialand.

Viaggi piuttosto frequenti.

Be’, dicevo, quella volta li era novembre, in pieno freddo blu e loro dovevano assolutamente scaricare l’ingombro.

Fanno il contratto con una a fine carriera e se ne vanno in campagna per non pagare la camera.

Il primo dei due era sempre il Tondo visto che dove passa Ruspa non cresce più l’erba.

Voglia o non voglia, non fu niente facile vincere il freddo ma il Tondo ne venne fuori bene e cominciò a spassarsela.

Ruspa aspettava impaziente in macchina, una paglia dietro l’altra, facendo disegnino osceni sui vetri appannati.

Finché non sentì un urlo e accorse.

Era il Tondo: gli si era rotto il preservativo dentro.

Lei batteva i piedi e urlava: <Vaffanculo dovrò abortire>.

E lui, occhi e bocca sbarrati: <Mavaffanculoteva! E se c’hai l’Aids, eh? ...cazzo ne so io...>

Ruspa, da vero esperto, con grande distacco disse: <Ci vuole dell’alcol>

Andò in macchina, ci trovò due birre, le prese, tornò e le versò sul coso del Tondo.

Il suddetto coso fra spavento, freddo e birre versateci sopra praticamente rientrò.

Riaccompagnarono la tipa, che smise di offenderli solo quando le allungarono qualche lira in più del pattuito e tornarono sul camper con Ruspa che smadonnturcheggiava perché non si era svuotato.

Lì finirono il lavoro vuotando sul lombrico spaventato mezza boccia d’alcol denaturato.

Capisco che il Tondo è stato profondamente toccato dall’esperienza dal modo in cui me la racconta.

Anche oggi che gli esami hanno detto negativo.

Alla fine della storia si raccomanda:

<Liga, credimi, qualsiasi cosa ma non vuotarti mai dell’alcol sull’uccello!>.

Cercherò di tenerlo presente, Tondo.

 

tratto da "Fuori e dentro il borgo" di Luciano Ligabue